
WING CHUN
Il Wing Chun (cinese: 永春, pinyin: yǒng chūn, che significa Eterna Primavera – esistono inoltre altri ideogrammi che condividono lo stesso suono, come ad esempio 咏春 e 泳春) è uno stile di kung fu che deriva dal sistema di Shaolinquan (conosciuto come Siu Lam nella pronuncia cantonese) originario del Sud della Cina. Questo stile presenta alcune caratteristiche tipiche degli stili appartenenti a questa specifica area geografica, comunemente classificati sotto il termine generale di Nanquan.
Il nome deriva dall’abbreviazione di Wing Chun Quan (永春拳, che significa Pugilato dell’Eterna Primavera) ed è traslitterato in molteplici modi a seconda delle diverse federazioni. Nonostante il nome sia identico o molto simile tra le varie scuole, spesso esistono differenze significative e sensibili nell’interpretazione e nell’applicazione di alcuni princìpi fondamentali dell’arte marziale stessa
I principi del Wing Chun
I principi fondamentali del Wing Chun costituiscono un sistema di difesa aggressiva estremamente efficace, progettato per permettere a chi lo pratica di adattarsi in modo immediato e fluido ai movimenti, alla forza e alle diverse modalità di combattimento di un aggressore. Questi principi alla base sono caratterizzati da una notevole semplicità apparente. Tuttavia, per poterli padroneggiare appieno, è necessario dedicare molti anni alla pratica costante delle forme tradizionali del Wing Chun, oltre a esercitarsi regolarmente nel Luk Sao, nel Chi Sao e, soprattutto, nel Go Sao, sempre sotto la guida attenta e competente di un insegnante esperto. Questo lungo percorso di apprendimento è fondamentale affinché il corpo sviluppi i necessari riflessi condizionati e per comprendere pienamente come applicare efficacemente questi principi nelle situazioni di combattimento reale.
Oltre gli otto principi esistono altri principi altrettanto fondamentali:
Il principio della linea centrale.
Wei Feng 魏峰 afferma: Proteggi centralmente, applica centralmente (Shou zhong yong zhong, 守中用中), riferendosi proprio alla Linea Centrale Zhongxian 中线. Lo stesso principio viene ripreso da Li Zhihe, che intitola un paragrafo Principio del proteggere centralmente, applicare centralmente (Shou zhong yong zhong yuanze, 守中用中原则). René Ritchie definisce questi principi Yaodian 要点 (punti chiave) e descrive tale concetto come Ziwuxian 子午线 (jee ng sien in cantonese), traducendolo come Linea meridiana.
Il principio di simultaneità di attacco e difesa
Wei Feng esprime questo fondamentale principio attraverso il termine Gongshou Heyi (攻守合一), che significa letteralmente “attacco e difesa uniti come uno solo”. Questo concetto sottolinea l’importanza di integrare in modo armonioso e simultaneo le azioni offensive e difensive durante il combattimento, evitando di considerarle come fasi separate o contrapposte. Wei Feng attribuisce grande rilievo a questo principio, ponendolo al sesto posto nella sua lista di insegnamenti essenziali, evidenziando così il suo valore strategico e tattico nel contesto marziale.
Il principio della porta interna ed esterna
Per Li Zhihe questo è il terzo principio.
- Il principio del cuneo.
- Il principio della “raffica continua”.
- Il principio della molla
- Il principio dei quattro cancelli. (Simen yuanli 四门原理).
Li Zhihe presenta il Simen Yuanze 四门原则 come quarto principio. Egli illustra quattro tecniche fondamentali per applicare il concetto di chiusura di una via o di un accesso (chiamati appunto cancelli) a protezione della linea centrale. Queste tecniche mirano a difendere dagli attacchi esterni e a gestire la pressione esercitata sulle braccia. Le quattro tecniche costituiscono uno schema essenziale per comprendere e interiorizzare la posizione e la struttura di braccia e corpo, permettendo così di controllare la pressione e l’energia ricevuta: Bong Sao, Kao Sao, Jam Sao e Tan Sao.
Il principio del gomito fisso.
Li Zhihe lo rende con Budong Zhou Yuanli 不动肘原理; Wei Feng riferisce due teorie: Mai zheng lilun 埋踭理论, teoria del gomito nascosto e Shou zheng lilun 收踭理论, teoria del gomito raccolto.
- Il principio del ridurre la corta distanza (duan ju jingjian yuanze, 短距精简原则).
- Il principio della forza in un “cun” nel “ponte” corto (duan qiao cunjin yuanze, 短桥寸劲原则).
Alcuni di questi principi si compenetrano. A seconda della scuola di provenienza alcuni principi potrebbero sussistere e altri no, oppure taluni potrebbero essere concettualmente compresi in altri. Probabilmente i più noti, comunemente accettati e usati sono i primi tre (Linea centrale, Simultaneità attacco/difesa, Cuneo).
A ben vedere i principi sono caratteristici di questo stile. Queste “linee guida” hanno nella pratica del Wing Chun la stessa valenza della correttezza delle tecniche. Nel Wing Chun non possono sussistere tecniche senza principi.
Qui di seguito vengono riportati i principi del Wing Chun nella formulazione di Keith R. Kernspecht.
Principi di combattimento
Se la strada è libera avanza
Avanzare coperti andando a bersaglio è il principio di base. Se l’avversario non è a sua volta coperto bene dalla propria guardia, verrà colpito subito negli organi vitali.Se la strada è chiusa “appiccicati” all’avversario
Se l’aggressore cerca di reagire non bisogna lasciargli l’opportunità di staccarsi e organizzare un contrattacco. Perciò attaccatevi a lui come un guanto, non lasciategli il tempo di retrocedere e organizzarsi, ma continuate ad attaccarlo.Se l’avversario avanza, cedi
Normalmente un aggressore è fisicamente più forte della sua vittima, per questo nel Wing Chun ci si allena ad avere la meglio su forze superiori alla nostra. Il Chi sao insegna semplicemente a “svuotarsi” quando un attacco è troppo forte, e a reagire cambiando il proprio angolo e la propria posizione rispetto all’avversario.Se l’avversario indietreggia seguilo
Anche se un nostro attacco viene evitato, ne segue immediatamente un altro – Il Chi sao allena i riflessi a sentire immediatamente qualunque “buco” nella difesa dell’avversario e ad approfittarne immediatamente, senza esitazione.
Principi di forza
Liberati della tua forza
Occorre essere rilassati, non tesi, per muoversi con fluidità e reagire alle azioni del proprio aggressore. Dando per scontato che non possiamo vincere lo scontro con i muscoli, la nostra stessa forza non deve diventare un freno, bensì dobbiamo lasciare la muscolatura rilassata, per poterci muovere nella maniera più continua e veloce possibile.Liberati della forza dell’avversario
Questo è spiegato bene nel terzo principio di combattimento. Quando un aggressore cerca di usare la forza per avere la meglio, non bisogna cercare di opporsi con altrettanta forza, ma bisogna invece far andare a vuoto la forza di chi aggredisce, per poi usarla contro di lui (come dice il principio successivo).Usa la forza dell’avversario
Con l’allenamento si impara che, assorbendo la forza dell’avversario, il nostro contrattacco diventa molto più potente, perché incameriamo la sua energia nei nostri arti, come molle che vengano compresse; siamo poi in grado di restituire tale energia una volta che queste “molle” vengano rilasciate.Somma la tua forza alla forza dell’avversario
Oltre all’energia incamerata dal contatto con l’aggressore, nei nostri colpi scarichiamo anche tutta la forza che abbiamo a disposizione.
Per ulteriori approfondimenti visita il sito dell’Accademia Tao
